25/04/2011
Beatificazione di Papa Giovanni Paolo II
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17/11/2010
Varie campagne internazionali cercano di salvare la vita di Asia Bibi
Varie campagne internazionali cercano di salvare la vita di Asia Bibi
La donna cristiana condannata a morte in Pakistan per “blasfemia”
ISLAMABAD, martedì, 16 novembre 2010 (ZENIT.org).- Varie organizzazioni di tutto il mondo, sia associazioni cattoliche che gruppi di difesa dei diritti umani, hanno avviato campagne di pressione per salvare la vita di Asia Bibi, la donna cristiana pakistana condannata a morte per presunta “blasfemia”.
Asia Bibi, madre di famiglia, è stata accusata nel 2009 dalle sue compagne di lavoro di aver parlato contro il profeta Maometto, un reato che in Pakistan, a causa della legge antiblasfemia vigente, può comportare pene carcerarie e anche la morte.
La Chiesa in Pakistan, attraverso la Commissione “Giustizia e Pace”, ha avviato una campagna di pressione per salvare la vita di Asia Bibi e chiedere l'abolizione di questa legge, che secondo quanto ha dichiarato monsignor Rufin Anthony, Vescovo di Islamabad-Rawalpindi, all'agenzia cattolica AsiaNews, rappresenta una scusa per attaccare le minoranze, soprattutto i cristiani.
Proprio AsiaNews ha lanciato una campagna internazionale per salvare questa donna, attraverso l'invio di messaggi di protesta al Presidente del Governo del Pakistan, Asif Zardari. Per ora, sono giunte circa 40.000 email da tutto il mondo.
Si sono mobilitate anche istituzioni come Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), che ha avviato un'iniziativa simile in Italia e in Francia, e l'organizzazione spagnola HazteOir, che ha convocato un incontro per pregare davanti all'ambasciata pakistana a Madrid.
In alcune dichiarazioni all'agenzia Fides, monsignor Bernard Shaw, Vescovo ausiliare di Lahore, la Diocesi di Asia Bibi, ha rivolto un appello direttamente a Papa Benedetto XVI perché interceda per lei, esortando la comunità internazionale “ad alzare la voce, fare pressioni e operare a tutti i livelli per la salvezza della donna, che è un’innocente”.
Il Vescovo ha confessato di sperare nell’azione e nel movimento di pubblica opinione della società civile pakistana, “dove esistono organizzazioni cristiane e musulmane che lavorano per la pace e l’armonia, per contrastare il fanatismo religioso, per depotenziare la polarizzazione fra comunità diverse”.
Per Peter Jacob, Segretario Esecutivo della Commissione “Giustizia e Pace”, quello ai danni di Asia Bibi è “un autentico oltraggio alla dignità umana e alla verità”.
Denunce della legge sulla blasfemia
Monsignor Joseph Coutts, vicepresidente della Conferenza Episcopale Pakistana e deciso sostenitore dell'abolizione della norma sulla blasfemia, ha affermato dal canto suo che “il pericolo viene dall’abuso di questa legge”.
“Chiedendone l’abrogazione, non vogliamo avallare quanti dissacrano il nome del Profeta – ha specificato –. Ma deploriamo quanto si verifica nell’applicazione della legge: ogni scusa è buona, se si vuol colpire un avversario o un nemico, lo si accusa di blasfemia”.
“Spesso”, infatti, “si è appurato che le accuse sono del tutto false”.
La Chiesa chiede l’abolizione della legge, “ma in Parlamento è difficile che ciò avvenga, in quanto si tocca un tasto che suscita forti emozioni”, ha riconosciuto. Se i leader religiosi musulmani “dicono che la legge serve a proteggere l’onore del Profeta”, i politici “subiscono le pressioni dei gruppi islamici radicali, e ciò accade anche a livello di autorità locali e della polizia”, provocando una “fase di stallo”.
La solidarietà delle donne
Nankana, la città della donna condannata a morte, ha visto in questi giorni una manifestazione di donne davanti ai palazzi delle istituzioni per chiedere il rilascio di Asia Bibi.
“Nel suo caso – ha spiegato a Fides Rosemary Noel, coordinatrice nazionale delle donne cattoliche – è mancata una seria indagine sia della polizia, sia del tribunale: purtroppo è il gioco di potere dei forti che schiaccia i deboli”.
“In Pakistan i potenti hanno forte influenza sugli apparati delle forze di sicurezza e sugli apparti giudiziari, specialmente nei tribunali di primo grado. Ne risultano giudizi non trasparenti o palesemente ingiusti. Inoltre c’è la forza della maggioranza che schiaccia le minoranze: e i cristiani soffrono doppiamente”.
La musulmana Saman Wazdani, attivista per i diritti umani, ha riconosciuto che “vi è l’urgenza di abrogare la legge sulla blasfemia”, ma anche di “una riforma complessiva delle strutture giudiziarie”.
Precedenti
Asia Bibi non è l'unica donna pakistana ad essere stata accusata di blasfemia, pur essendo la prima ad essere condannata a morte per questo reato.
Tra le altre vittime di questo provvedimento, Fides cita Zaibul Nisa, di 60 anni, rilasciata nel luglio scorso dopo 14 anni di prigione. Accusata da un vicino di casa di aver dissacrato il Corano, era stata arrestata senza prove dalle autorità.
Nel maggio 2007 alcune studentesse musulmane di una madrasa di Islamabad hanno accusato di blasfemia alcune ragazze del vicino “Pakistan Institute of Medical Science”. Le autorità hanno chiuso l’istituto per due settimane, sospendendo il preside e quattro studentesse cristiane. Secondo fonti di Fides, l'accusa è un modo per discriminare le donne cristiane e negare loro il diritto all’istruzione.
Nel giugno 2005, alcune Suore di San Paolo di Karachi che hanno un negozio di pubblicazioni cristiane sono state accusate di blasfemia perché, secondo alcuni musulmani, i CD e i video in vendita erano blasfemi e venivano usati per proselitismo. Le suore hanno più volte subito intimidazioni e minacce.
Per aderire alla campagna avviata da AsiaNews: http://www.asianews.it/notizie-it/La-tua-firma-per-salvare-Asia-Bibi-e-il-Pakistan-19997.html
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16/11/2010
Salviamo Asia Bibi
Le terre islamiche grondano di sangue cristiano. Ma il mondo se ne frega. Altri sei cristiani ammazzati in Iraq, con 33 feriti, dopo la carneficina del 31 ottobre nella chiesa di Bagdad, dove le vittime sono state cinquanta.
Ma non solo. Domenica sera in Pakistan una madre di due figli, Asia Bibi, operaia agricola di 37 anni, è stata condannata a morte da un tribunale del Punjab, semplicemente perché cristiana: la famigerata “legge sulla blasfemia” infatti in quel Paese manda a morte chiunque sia accusato da musulmani di aver offeso Maometto.
Secondo l’agenzia Asianews, tutto risale a “una discussione molto animata avvenuta nel giugno 2009 a Ittanwali. Alcune delle donne che lavoravano con Asia Bibi cercavano di convincerla a rinunciare al cristianesimo e a convertirsi all’islam.
Durante la discussione, Bibi ha risposto parlando di come Gesù sia morto sulla croce per i peccati dell’umanità, e ha chiesto alle altre donne che cosa avesse fatto Maometto per loro.
Le musulmane si sono offese, e dopo aver picchiato Bibi l’hanno chiusa in una stanza. Secondo quanto raccolto da ‘Release International’ una piccola folla si è radunata e ha cominciato a insultare lei e i bambini.
L’organizzazione caritativa, che sostiene i cristiani perseguitati, ha detto che su pressione dei leader musulmani locali è stata sporta denuncia per blasfemia contro la donna”.
La condanna a morte per “blasfemia” era purtroppo già stata comminata a dei cristiani maschi. Per una donna invece è la prima volta.
Tuttavia nessuno si solleverà per salvare una donna cristiana. I cristiani sono carne da macello. Come ai tempi di san Paolo sono “la spazzatura del mondo”.
Il mondo intero si è indignato e si è sollevato per salvare Sakineh, la donna condannata a morte in Iran per presunta complicità nell’omicidio del marito e per adulterio.
Bernard Henri Lévy ha (meritoriamente) scatenato la protesta dell’intero Occidente: si sono uniti a lui giornali, tv, governi, ministri, Unione europea, sindaci, intellettuali, montagne di premi Nobel, di Saviani e di Carlebruni. Perfino noi. E poi migliaia di firme, di foto esposte.
Bene. Niente di simile sarà fatto per la povera Bibi, che ha la sola colpa di essere cristiana. Il mondo non fa una piega quando si tratta di cristiani.
Anche altre recenti notizie di stupri e uccisioni di ragazze cristiane in Pakistan sono scivolate allegramente via dai mass media occidentali. Senza drammi.
Ma l’esempio supremo dell’indifferenza dell’Occidente per i massacri dei cristiani lo ha dato ieri il presidente americano Obama.
L’ineffabile Obama ha appena visitato l’Indonesia dove aveva vissuto qualche anno da bambino. E se n’è uscito con queste mirabolanti dichiarazioni riportate dai media del mondo intero: “L’Indonesia è un modello”.
Ecco qualche perla di Obama: “Una figura paterna mi insegnò qui da bambino che l’Islam è tolleranza, non l’ho dimenticato”. Poi il presidente americano “esalta l’Indonesia ‘laica, pluralista, tollerante, la più grande democrazia in una nazione a maggioranza islamica’ ”. Ed ecco un’altra perla: “Lo spirito della tolleranza, sancito nella vostra Costituzione, è uno dei caratteri fondanti e affascinanti di questa nazione”.
Ma davvero? L’Indonesia, con i suoi 212 milioni di abitanti, è il paese musulmano più popoloso del mondo ed è una potenza economica. Il 75 per cento della popolazione è musulmano, i cristiani sono il 13,1 per cento, cioè 27 milioni e 800 mila persone.
E’ vero che la Costituzione, sulla carta, riconosce il pluralismo religioso e una buona percentuale di musulmani effettivamente è favorevole a una convivenza pacifica con i cristiani.
Ma concretamente cosa è accaduto? Sia sotto il regime di Suharto che sotto il successivo i cristiani hanno subito massacri e persecuzioni inenarrabili.
A Timor Est – un’isola abitata da cristiani – il regime indonesiano, che la occupò contro la deliberazione dell’Onu, ha perpetrato un vero e proprio genocidio.
Secondo monsignor Carlos Belo, premio Nobel per la pace, sono state 200 mila le vittime e 250 mila i profughi su una popolazione totale di 800 mila abitanti.
Dal 1995 al 2000 sono state distrutte 150 chiese. I massacri sono continuati anche dopo che la comunità internazionale, nel 1999, ha imposto l’indipendenza di Timor Est.
In quello stesso anno stragi di cristiani sono stati perpetrate anche in un’altra zona cristiana dell’Indonesia: l’arcipelago delle Molucche.
In tre anni di scontri si sono avute circa 13.500 vittime e 500 mila profughi. Più di 6 mila cristiani delle Molucche sono stati costretti a convertirsi all’Islam (con il solito corredo di stupri e infibulazioni forzate). Altri 93 cristiani dell’isola di Keswi sono morti perché si rifiutavano di convertirsi.
Le cronache parlano di episodi orrendi come quello in cui sei bambini cristiani sono stati uccisi ad Ambon, in un campo di catechismo: “inseguiti, sventrati, evirati e decapitati dagli islamisti che fendevano le bibbie con la spada”.
In altri casi gli attacchi degli islamisti avevano “l’ausilio di truppe militari regolari… come nell’isola di Haruku il 23 gennaio 2000, quando sono rimasti uccisi 18 cristiani” (dal Rapporto 2001 sulla libertà religiosa nel mondo).
A Natale del 2000 i fondamentalisti hanno fatto una serie di attentati colpendo la cattedrale di Giakarta e altre dieci città, con 17 morti e circa 100 feriti.
Nel 2001 l’agenzia Fides dava notizia di nuovi attacchi di guerriglieri islamici contro i cristiani nell’isola di Sulawesi e anche a Makassar con scene di caccia all’uomo. Poi altre chiese bruciate e molte vittime.
Un gruppo di cristiani indonesiani firmarono un appello drammatico: “Preghiamo per i cristiani di Indonesia. Preghiamo per la loro fede durante gli attacchi e per quanti subiscono la tentazione di nascondere la loro identità di fedeli a Cristo. Preghiamo per il mondo perché prenda provvedimenti contro la persecuzione, dovunque essa si verifichi”.
Invece il mondo se ne frega delle stragi di cristiani e Obama va in Indonesia a esaltare questo Paese come esempio di Islam buono. Figuriamoci com’è quello cattivo.
Nel paese indicato da Obama come modello di tolleranza, il 19 ottobre 2005, tre studentesse cristiane, Yusriani di 15 anni, Theresia di 16 anni e Alvita di 19 anni, furono assalite mentre si recavano a scuola (in un liceo cattolico di Poso) da un gruppo di fondamentalisti islamici.
I fanatici le immobilizzarono e poi, con un machete, le sgozzarono. Quindi tagliarono loro la testa a causa della loro fede in Gesù. La testa di una di loro è stata poi lasciata davanti alla chiesa cristiana di Kasiguncu.
Più di recente si è avuto il triste episodio della condanna a morte di tre contadini cattolici, Fabianus Tibo, Domingus da Silva e Marinus Riwu, colpevoli di essersi difesi nel 2000 dagli attacchi degli islamisti a Poso.
Monsignor Joseph Suwatan, vescovo di Manado, andò a confortarli in prigione a Palu in veste di “inviato speciale del Vaticano”, perché – spiegò – Benedetto XVI vuole condividere il dolore ed esprimere la sua solidarietà per l’ingiustizia legale subita dai tre cattolici durante il loro processo.
Un’ultima notizia dal “paese modello” di Obama. Nel settembre 2009 il parlamento di Aceh ha approvato all’unanimità l’introduzione della legge islamica. Ecco il titolo del Corriere della sera del 15 settembre: “Sharia in Indonesia, lapidazione per gli adulteri”.
Con buona pace delle Sakineh che ne faranno le spese. Di cui in realtà non frega niente a nessuno in Occidente. In particolare però non frega niente della tragedia dei cristiani, veri agnelli sacrificali.
Non frega niente all’Onu, alla Ue, ai premi Nobel, ai giornali progressisti, alle carlebruni e ai saviani (che non hanno lanciato appelli né fatto monologhi televisivi su questo genocidio censurato). E tanto meno frega a Obama.
Antonio Socci
Salviamo Asia Bibi. TV2000 lancia una campagna di solidarietà
Da questa sera tutte le edizioni dei telegiornali di TV2000 saranno contrassegnate da un logo con la foto di Asia Bibi, la donna cristiana condannata a morte in Pakistan con l’accusa di blasfemia. La donna, com’è noto, aveva respinto le pressioni delle sue colleghe perché si convertisse all’Islam e aveva difeso con forza le ragioni della propria fede. Picchiata e poi rinchiusa in carcere per oltre un anno, recentemente è stata condannata alla pena capitale da un tribunale del Punjab. In vista del passaggio del caso all’Alta Corte è necessaria una grande mobilitazione internazionale in nome della libertà religiosa, con l’obiettivo di salvare la vita e restituire la libertà a questa donna così coraggiosa e di accendere i riflettori dell’opinione pubblica sulle persecuzioni di cui sono vittime in tutto il mondo tanti cristiani a causa della loro fede.
Chi volesse aderire alla campagna può scrivere un messaggio via sms al numero 331 2933554 o all’indirizzo di posta elettronica salviamoasiabibi@tv2000.it. Ma naturalmente l’auspicio è che la campagna si allarghi e che tanti soggetti si mobilitino utilizzando ogni canale utile.
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09/11/2010
Terrorismo: una novità dalla Norvegia
Gli attentati e le stragi di cristiani in Iraq quasi “non fanno più notizia”. Sono talmente frequenti, quasi quotidiani. Solo “Avvenire” li riporta e dedica ancora la prima pagina al massacro di 58 cristiani (tre dei quali sacerdoti che stavano concelebrando la S. Messa) di domenica 31 ottobre nella cattedrale siro-cattolica di Baghdad. Il fantomatico “Ministero della Guerra dello Stato islamico iraqeno” (affiliato ad Al Qu aeda) dice in un comunicato: “Tutti i centri, le organizzazioni, le istituzioni, i dirigenti e i fedeli cristiani sono bersagli legittimi per i mujaheddin, ovunque possano colpirli”. Pare incredibile che nell’anno 2010 ci siano ancora queste condanne a morte generalizzate nei confronti di persone colpevoli solo di credere in Gesù Cristo e nel Vangelo: “Violenza assurda contro le persone inermi!”, ha detto Benedetto XVI.
Nella capitale iraqena ci sono 65 monasteri e chiese cristiane, una quarantina dei quali hanno subito uno o più attentati negli ultimi sette anni. E’ inevitabile che i cristiani fuggano: nel 2003 in Iraq erano 800.000, il 3 per cento degli iraqeni (25 milioni), oggi si calcola ne rimangano 450.000, quasi dimezzati in pochi anni. Una migrazione di massa per motivi di odio religioso e non si ha notizia che, nel Paese “pacificato” da due guerre, possa migliorare la situazione. Gli iraqeni tutti, i cristiani più degli altri, sono ostaggi di un terrorismo terrificante che può colpire ovunque, purtroppo esercitato in nome di una religione, l’islam, che raduna circa un miliardo e 300 milioni di uomini e donne in tutti i Paesi del mondo. E nel mondo islamico pochi timidamente reagiscono e condannano.
Superfluo dire che oggi la pace nel mondo è soprattutto minacciata da questa ideologia di radice religiosa che ha generato “i martiri per l’islam” e il terrorismo contro persone inermi. “Oggi su centro persone che perdono la vita per crimini d’odio legati alla religione, 75 appartengono a confessioni cristiane” ha dichiarato ad “Avvenire” (4 novembre) l’eurodeputato Mario Mauro, responsabile dell’Europarlamento per l’imminente accordo politico ed economico fra lraq e l’Unione Europea. Un tema da discutere dovrebbe essere questo: come far cessare questa guerra unilateralmente dichiarata dall’islamismo contro innocenti? La speranza che un “islam moderato” riesca a contestare efficacemente, a discutere liberamente nella “umma” (comunità) islamica questi crimini contro l’uomo compiuti in nome dell’islam, è per il momento una pia illusione. Nei Paesi islamici e nelle stesse comunità di musulmani all’estero, ad esempio in Italia, non c’è spazio per questi dibattiti. I musulmani moderati sono proprio le prime vittime dell’ideologia cieca e violenta che sta conquistando sempre più le masse islamiche, a partire dai testi scolastici e dai bambini educati nelle scuole ad onorare i “martiri dell’islam” ed a vedere nell’Occidente cristiano il primo nemico della loro fede religiosa.
E allora, cosa fare? Non c’è dubbio che bisogna pregare e aiutare i nostri fratelli che vivono nel Medio Oriente e protestare. Ma poi, cos’altro si può fare? Una novità viene dal governo norvegese. Come riferiscono i giornali, i musulmani di Oslo hanno chiesto il permesso di costruire una moschea nella capitale norvegese, finanziata dall’Arabia saudita. Il governo ha risposto negativamente: “I cristiani in Arabia saudita non hanno alcuna libertà religiosa, anzi vengono incarcerati se sorpresi col Vangelo o se si riuniscono per pregare. Quando il governo dell’Arabia darà ai cristiani il permesso di costruire la loro prima chiesa, anche noi permetteremo la costruzione di questa moschea ad Oslo”. E’ un fatto nuovo che, credo, meriterebbe almeno di essere discusso, acquistare rilievo in giornali e televisioni. Invece niente, nessuno ne parla. L’Europa non ha ancora preso coscienza che il terrorismo di matrice islamica non è rivolto solo contro i cristiani, ma contro l’Occidente cristiano, gli Stati Uniti e l’Europa cristiana.
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06/09/2010
Fuochi d'artificio a Codiponte
In occasione del 40° anno della festa paesana denominata "Sagra dei pomi", sono stati lanciati i fuochi d'artificio.
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21/08/2010
Gruppo Corale F.M.I.R. a Codiponte
Ecco alcuni pezzi eseguiti dal Gruppo Corale F.M.I.R. (Fortitudo Mea In Rota) di Carrara, diretto dal M° Giulio Meccheri
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15/06/2010
Dalla Lauda: "Esultate! Il Sacro Trittico è tornato!"
L'inizio...
(Franco, Flora e Francesco)
Il canto della mamma sul barcone...
(Flora)
Ave Maria
(Eleonora)
Ave Maria
(Coro di Codiponte)
Condannato a Morte
(Franco)
CREDO
(coro di Regnano)
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